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martedì, 20 gennaio 2009

La prima pagina del Marca oggi in edicola. www.marca.com

Dopo aver garantito l'italianità di Alitalia (s)vendendola ad un gruppo di imprenditori italiani (la CAI), Silvio Berlusconi ha pensato bene di garantire l'italianità di un altro patrimonio (acquisito) del nostro Paese, ossia Ricardo Kakà rifutando l'offerta "principesca" di un club inglese, il Manchester City.

Due considerazioni vanno fatte su questo suo ergersi a paladino dell'italianità:

La prima è che non vendendo a marzo scorso ad Air France la nostra compagnia di bandiera ci ha fatto scontare 3 o 4 miliardi di debiti che si sarebbe accollata la stessa AF che avrebbe oltretutto pagato anche qualcosa le azioni che rilevava. La stessa AF che ora entra con il 25% del capitale e rileverà entro 4 anni tutta AZ a prezzo di saldo.

La seconda considerazione è che vendendo un quasi ex-giocatore come Kakà al Manchester City si sarebbe messo in tasca 130 milioni con cui avrebbe potutto rifondare la squadra e risparmiare i soldi (tanti) dell'ingaggio del brasiliano. Ora invece si trova un giocatore che non rende, lo stipendia con un mucchio di quattrini e lo venderà alla metà del prezzo al Real Madrid quando a giugno i Blancos avranno di nuovo un Presidente in grado di decidere gli acquisti.

La conclusione evidente è che avendo Berlusconi buttato nel cesso 3 miliardi di soldi pubblici con Alitalia si è sentito in obbligo di fare altrettanto con 130 milioni di soldi suoi. Nessuno ora, nemmeno nel PD, potrà dire che non è un investitore coerente...

postato da: tempinonsospetti alle ore gennaio 20, 2009 18:03 | Link | commenti
categoria:sport, economia
martedì, 27 marzo 2007

Ci sono dei fenomeni imprenditoriali che a volte, soffermandocisi sopra a pensare, colpiscono, anche quando la frequentazione e l'abitudine li hanno fatti vivere con gradualita': in particolare possono colpire per la velocita' di diffusione del marchio sul territorio, per l'imponente battage pubblicitario, per la differenza nel prezzo e nella qualita' del prodotto offerto. Ebbene Mondo Convenienza assomma tutti questi elementi.

Trattasi di catena di mobilifici low-cost di cui sentii per la prima volta parlare, come credo tutti a Roma, da uno stupidissimo gingle pubblicitario iper-trasmesso dalle iper-ascoltate radio romane, che non pubblicizzava prodotti, citava prezzi, proponeva sconti. Si limitava ad imporre il brand dicendo genericamente che "la loro forza era il prezzo". Dai e dai, dai e dai la gente a cominciato ad andarci per vedere se effetivamente costasse poco: in anni in cui IKEA a Roma non esisteva ed i mobili si compravano a prezzi salatissimi negli storici enormi mobilifici romani (ricordate quando le coppie di neo-sposi chiedevano prestiti per i mobili? Una volta non si prendeva il mutuo per comprare la casa. Si andava in affitto e le rate si facevano per i mobili...). In questa situazione un mobilificio con mobili dal design non ricercato, ma accettabile (spesso copiato come il mio letto-contenitore-libreria, clone di un bellissimo letto Flou) e con prezzi alla portata di molti ha spopolato. In brevissimo tempo le posizioni dominanti di colossi come Aiazzone (che ha pagato anche la morte dello storico proprietario), Rossetti (ricordate le pubblicita' con Nonno Ugo?), Arredamenti Aventino e Semeraro tanto per citare i piu' grossi e famosi sono state spazzate via dal ciclone MC: chi non ha capito che era cambiato il vento ha chiuso o e' uscito dal Lazio (Aiazzone, Rossetti), altri hanno capito il fenomeno e resistono acquistando le stesse forniture dalla Thaiandia, Vietnam ecc... vendendole a prezzi simili con nomi diversi e cercando cosi' di campare seppur ridimensionati (Aventino, Casamercato. Mercatone Uno).

Insomma uno straordinario successo imprenditoriale, figlio del modello low-cost che con una rete di 20 mobilifici va uscendo dalle storiche aree laziale e toscana per invadere a breve Lombardia ed Abruzzo: c'e' da scommettere sul successo che la catena avra' anche li', successo che inspiegabilmente non ha ancora attirato l'interesse dei grandi analisti finanziari. Di MC infatti si sa solamente che fa capo ad una societa' chiamata ERIKA spa con sede in Roma Via San Damaso 16, che pare che i proprietari siano testimoni di Geova (che ce frega che pregano direte voi?), che sfrutta molto il franchising nei trasporti (visto che le centinaia di camion che consegnano la merce sono quasi tutti di "padroncini"), che sottopaga parecchio i dipendenti e che saltuariamente compie buone azioni .

Chi scrive ammette di averci comprato letto, armadio e divano per mancanza di pecunia, ma questo non impedisce di volerne sapere di piu' visto che spesso in questo paese le grandi ascese imprenditoriali son state grosse fregature per il cittadino.

postato da: tempinonsospetti alle ore marzo 27, 2007 00:16 | Link | commenti (19)
categoria:economia
lunedì, 19 giugno 2006

Mi scuso per la lunga assenza: il passo decisivo ed importante di organizzare uno spazio finalmente mio, dove vivere e crescere, ha assorbito (ed assorbira') piu' energie di quanto credessi.

Torno con la notizia che Wal Mart, IL MALE FATTO SUPERMERCATO, ha deciso di entrare nel mercato del commercio equo e solidale con tutto il peso di un gruppo costituito da 6500 ipermercati in tutto il mondo.

Il fatto e' forte ed importante perche' se nel mondo esiste un mercato che si definisce equo e solidale e' proprio perche' dall'altra parte esistono catene come Wal Mart che comprano le merci a prezzi stracciati grazie allo sfruttamento degli agricoltori sottopagati al limite (spesso oltre) della servitu' della gleba. Wal Mart con a questa politica di acquisizione dei beni a costi sempre piu' bassi e retribuzione bassissima dei dipendenti si e' affermata come la prima catena di distribuzione del mondo, pare quindi strano che voglia ridurre i suoi enormi margini sposando una scelta etica...

In ogni caso Wal Mart potrebbe offrire uno sbocco commerciale a migliaia di piccoli produttori che avrebbero cosi' la possibilita' di far circolare le proprie merci ben oltre le botteghe che molti di noi conoscono: resta da verificare come fara' questo moloch a raggiungere tutte queste minuscole realta' e come i consumatori-tipo di Wal Mart accoglieranno l'offerta di merci proposte ad un prezzo non piu' stracciato.

postato da: tempinonsospetti alle ore giugno 19, 2006 17:46 | Link | commenti (6)
categoria:economia
lunedì, 27 marzo 2006
La splendida spiaggia della foto e' una delle tante meravigliose che si trovano nell'isola caraibica di Aruba: staterello indipendente da una decina d'anni, da quando si e' affrancato dal governo olandese, e' una sorta di paradiso terrestre.
Un posto molto bello, reso vulnerabile dalla conquistata indipendenza e per questo non sfuggito alle mire dei Cuntrera/Caruana, i banchieri della Mafia: potenti famiglie sicule autrici dell'avvicinamento di Cosa Nostra alla 'Ndrangheta, amministratori dell'enorme patriomonio dell'organizzazione, maestri nel riciclaggio che effettuano in tutto il mondo, dal Canada, al Venezuela ad (appunto) Aruba.
 
Sbarcati sull'isola nel 1988 i paladini della mafia in pochi anni si sono comprati il 60% delle attivita' economiche dell'isola: praticamente ad Aruba dagli hotel ai politici non c'e' nulla che non sia dei Cuntrera, eccezion fatta per alcune attivita' gestite dalla Mafia Russa e qualche villetta regalata a compiacenti funzionari pubblici del Liechtenstein, principato washing machine. La situazione sull'isola e' tale che negli ambienti investigativi internazionali Aruba e' conosciuta come il primo stato indipendente della Mafia, talmente colluso da fornire una corruzione bipartisan ad entrambi i partiti arubini (arubani?).
Sarebbe facile ironizzare sul fatto che un luogo che si chiama A-ruba sia in mano alla Mafia: preferisco non farlo e ricordare la brutta storia di Natalee Ann Holloway, ragazza rapita in circostanze misteriose nell'isola e unico caso che riesca a smuovere un po' di informazione sull'isola mafiosa.
 
Su Aruba: storia dei Cuntrera sull'isola e pro-loco.
postato da: tempinonsospetti alle ore marzo 27, 2006 18:12 | Link | commenti (9)
categoria:economia
venerdì, 03 febbraio 2006

Cercando un pò su internet ho scoperto che la società che produce la Drive Beer si chiama Gruppo Tarricone (quasi come l'ineguagliato coatto del primo Grande Fratello): questa simpatica società oltre alla succitata birra per guidatori (legalmente sobri) si fregia di aver prodotto la prima birra biologica italiana (bene).

Nell'estesa linea di prodotti della Tarricone però il posto di prim'attore (anzi attrice) spetta alla BIRRA MORENA: packaging simile alla (da noi venerata) Baffo D'Oro ha al centro dell'etichetta una figa clamorosa che pare la Bellucci. Se non bastasse questo per attirare (attizzare?) eventuali clienti, ci riuscirà di sicuro il video che presenta il prodotto: con il sottofondo della canzone di Zucchero si vede il figone dell'etichetta che si scola una "Morena" e comincia a ballare, in maniera tale da farti capire che se tu fossi lì con la tipa, quella te la darebbe pure sul bancone del pub.

Lo slogan della Birra Morena è ovviamente "Birra Morena, la Birra che ti Scatena".

Ora, nella logica industriale della Tarricone, voi ci vedete un afflato morale di qualche tipo? Uno che porti a produrre la Birra per Guidatori? Io ci vedo solo i soldi...

Birra Morena su http://www.birramorena.com/main.html

postato da: tempinonsospetti alle ore febbraio 03, 2006 14:12 | Link | commenti (11)
categoria:economia, strane cose
mercoledì, 01 febbraio 2006

Mentre in tutta Europa, che dico in tutto il mondo si realizzano campagne informativo-educative per diminuire il consumo dell'alcool presso i guidatori, soprattutto i giovani che il sabato sera si infrociano allegramente in Italia che si fa? Si rincoglioniscono i giovani con l'idea che farsi uno spinello, una pasticca o sniffare, porti alla morte nel weekend (alcune volte vero, non sempre), salvo poi permettere che la meta' delle autostrade italiane siano tappezzate con i cartelloni della pubblicita' che vedete.

Essa rappresenta un Giancarlo Fisichella (pilota F1) in uno splendore, oserei dire "elettorale", che reclamizza una birra. Anzi dice bevete questa che e' la "Birra per la gente che guida" (cito testualmente)! Il segreto della mancata sbronza sarebbe nella lavorazione e nei "soli 2.5 gradi alcoolici" che questa "birra con grande corposita'" ha, tali da permetterti di scolartene un paio e farla in barba al test del palloncino (con tanto di grafici sul sito, giuro!).

Il video che la pubblicizza poi e' uno spacco: sembra la presentazione di una tesi di laurea, con lo sfondo un'auto americana anni '50 in evidente attraversamento pericoloso di un incrocio a raso.

 

Ora, a parte il discorso che la sensibilita' all'alcool e' estremamente soggettiva e molte persone potrebbero perdere il controllo anche con una sola Drive Beer, ritengo VERGOGNOSO ED INDEGNO in un paese civile che si invitino i guidatori a bere. Vi prego parlatene, diffondete questa cosa: dobbiamo fermare questi pazzi. Io sono il prima a prendermi una sana ciucca, ma solo se poi so che nel lettino mi ci riporta qualcuno savio.

Ecco il sito: http://www.drivebeer.com/main.html

postato da: tempinonsospetti alle ore febbraio 01, 2006 20:00 | Link | commenti (12)
categoria:economia, strane cose
mercoledì, 25 gennaio 2006

Altro personaggio mirabilmente imitato da Max Giusti e onnipresente sulle tribune calcistiche e' Claudio Lotito. Il coreografico presidente della SS Lazio, spuntato un paio d'anni fa quasi dal nulla ed entrati nel gotha del calcio italiano in realta' era da tempo un'autorita' della finanza romana.

Lotito ha infatti costruito una fortuna (e' sbagliato ritenerlo un morto di fame, questo ha soldi veri) sulle ditte di pulizia, allargando poi il suo core business anche alla vigilanza e altri servizi. Di fatto da almeno 15 anni e' praticamente impossibile a Roma vincere una gara d'appalto in un'ospedale contro Lotito: le vince tutte grazie alle sue abilita' e alle sue entrature spaventose nella politica. Francesco Storace (romanista, sigh!) e Cesare Previsti in primis.

E quando Lotito non vince, c'e' chi sulla pelle dei cittadini lo fa vincere a costo di accollarsi due contratti per un unico servizio: e' il vergognoso caso del San Camillo ad esempio.

Che si sia romanisti o laziali credo che a Roma ci si dovrebbe preoccupare di questa persona, uno dei tanti cancri creati dal sistema appalti/politica.

Su Lotito vedi Repubblica: http://www.kataweb.it/articolo/648089

postato da: tempinonsospetti alle ore gennaio 25, 2006 23:43 | Link | commenti (5)
categoria:politica, economia
giovedì, 12 gennaio 2006

Danilo Coppola, 38 anni, da Finocchio (Roma), e' uno dei tre cosidetti furbetti del quartierino (gli altri due sono Stefano Ricucci e Giuseppe Statuto): protagonisti di arricchimenti fulminei ed irruzioni brutali nei salotti buoni della finanza, sono sugli scudi in questi giorni per le indagini sulle opa BNL, Antonveneta, Telecom.

Dopo er sor Ricucci il prossimo a visitare le procure potrebbe essere proprio er cash da Casilina, chiamato a rispondere dei suoi grandi asset azionari impegnati nelle suddette operazioni: asset che fanno parte di un patrimonio di 3 miliardi e mezzo di euro costruiti partendo da una piccola agenzia immobiliare nella periferia romana. Bravura e talento per le compravendite certo, ma anche qualcosa in piu': gli amori visto il suo matrimonio con la figlia dell'ex presidente dell'ENI Lorenzo Necci; le amicizie cui Danilo tiene molto, tanto da aver intestato a molti suoi amici (baristi, impiegati, genitori) diverse sue societa' sparse tra Lussemburgo ed Isole Vergini.

Alcune pericolose come quella con Roberto Repaci, commercialista della piu' potente cosca della Ndrangheta di Gioia Tauro, quella dei Piromalli; o come quella con Giampaolo Lucarelli, prestanome del boss della Magliana Enrico Nicoletti (il secco di Romanzo Criminale). E naturalmente Giampiero Fiorani che gli fa comprare un 4% di Antonveneta.

Coppola non e' un fessacchiotto qualunque: da un punto di vista investigativo e' quello piu' sfizioso per le sue frequentazioni, da quello politico il piu' delicato per i rapporti che intrattiene, da quello economico e' quello che ha fatto piu' soldi ed in minor tempo.

Non credo vedro' mai imitazioni di Coppola a Quelli che il Calcio: Coppola non e' un pidocchio rifatto, ma un abile faina. Spero di sbagliarmi.

Articoli su DC:

http://64.233.183.104/search?q=cache:j5IN1I49tQkJ:media.dagospia.com/public_html/articolo_index_21676.html+danilo+coppola+necci&hl=it

http://www.repubblica.it/supplementi/af/2006/01/09/primopiano/008fiorito.html

http://www.unioneinquilini.it/cm/2005/cm_05_754.asp

http://www.panorama.it/economia/investire/articolo/ix1-A020001033384

http://www.socquot.com/2005/512_05_ipi.htm

http://www.report.rai.it/servizio.asp?s=219

postato da: tempinonsospetti alle ore gennaio 12, 2006 23:03 | Link | commenti (10)
categoria:economia, persone
venerdì, 04 novembre 2005

Andrea Ghira

Due considerazioni su due vergogne italiane:

  1. E' uscita su importanti quotidiani nazionali la notizia dell'intercettazione di un colloquio telefonico in cui Marcello Dell'Utri avrebbe detto al suo amico Carlo Pelanda che Impregilo avrebbe vinto la gara del Ponte con giorni di anticipo. I magistrati stanno per aprire un fascicolo per turbativa d'asta. Ferma restando la presunzione d'innocenza per tutte le persone coinvolte chi scrive spera che la gara venga effettivamente annullata e che se ne riparli semmai per l'anno prossimo quando un probabile governo di centro-sx riconosca l'inutilita' del Ponte. Questo perche' come detto altrove il Ponte cosi' e' inutile e dannoso e sconta il fatto paradossale che Impregilo ha vinto la gara con un ribasso mostruoso convinta che esso non si realizzera' mai. Perche'? Per il fatto che il General Contractor incassera' come penale dallo Stato il 10% della somma prevista (4 miliardi di euro) piu' eventuali spese gia' sostenute (si parla che si tornera' appunto alla cifra di 4 miliardi). Sul Ponte: http://www.nuovosoldo.it/Cronaca/Articoli/TregrandianomalienellagaraperilPontesulloStretto10252005.htm
  2. In un vecchio documentario RAI, che forse TV7 trasmettera' prossimamente, c'e' un'intervista alla famiglia della povera Rosaria Lopez. A contorno di essa si constata che Izzo e Guido sono in carcere mentre "Andrea Ghira sarebbe fuggito all'estero, forse nella legione straniera". Ora io mi chiedo: se in un documentario del 1976 viene riportato che questo assassino era dove probabilmente e' stato, perche' accidenti l'ha dovuto trovare la redazione di Chi l'ha visto quando ormai non poteva piu' pagare il suo debito con la giustizia?
postato da: tempinonsospetti alle ore novembre 04, 2005 10:43 | Link | commenti (5)
categoria:economia, persone
venerdì, 14 ottobre 2005

Ho deciso che ce l'ho con Impregilo, la fresca aggidicataria della costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. In molti non credono che sia una buona cosa realizzarlo, nemmeno la Borsa che non ha certo premiato la societa' per questo appalto (e la cosa e' molto significativa).

Mario Tozzi non ne pensa bene ed io (cosi' come si configura) con lui in un articolo che lessi su Panda, rivista del WWF http://www.geologia.com/articoli/geol/stretto.html

postato da: tempinonsospetti alle ore ottobre 14, 2005 11:17 | Link | commenti (22)
categoria:ambiente, economia