
Acclarato ormai che i nostri servizi segreti, nella fattispecie il SISMI, sono stati coinvolti pesantemente nel rapimento dell'ex imam di Milano Abu Omar compiuto da agenti della CIA di stanza nel capoluogo lombaro, quello che stupisce e' il fatto che quasi nessuno abbia trattato del know-how che la nostra intelligence gia' possedeva in materia di rapimenti.
Forse perche' in Italia nessuno ricorda che prima degli anni di piombo il terrorismo nostrano ebbe una forte matrice irredentista del tipo ETA/IRA, centrato sulla ventilata separazione dell'Alto Adige dall'Italia per riunirsi all'Austria per mano del Comitato di Liberazione del Sudtirolo. I terrosti alto-atesini con la fattiva collaborazione austriaca (potenza vicina e nemica, qualcosa di simile all'attuale Iran per l'Iraq per capirsi) fecero un buon numero di attentati e di morti nel dopoguerra, tra cui ci fa gioco ricordare la strage di Cima Vallona del 25 giugno 1967 in cui vennero uccisi 4 carabineri. Responsabile della mattanza fu un certo Peter Kienesberger, il quale venne condannato in contumacia all'ergastolo, mentre era riparato in Austria (paese che rifiuto' di estradarlo). Il SISMI ci mise un po' a rintracciarlo, ma quando ci riusci' nel 1979 organizzo' una extraordinary rendition per portarlo in Italia e processarlo. Il piano pero' falli' a causa di una fuga di notizie e la cosa nel 1991 venne fuori costringendo la magistratura ad aprire un procedimento a carico dei respnsabili. Nel 1994 la Corte d'Assise di Roma dichiaro' le operazioni illegali, ma i funzionari coinvolti non vennero condannati per aver desistito dall'azione (volenti o nolenti).
Insomma a causa di questo e di probabili altri casi possiamo ben affermare che la nostra verginita' riguardo ai rapimenti compiuti dai servizi non esiste, anche se ovviamente i casi Kienesberger/Abu Omar differiscono molto quanto a scopo dell'azione, certezza del crimine e conseguenze del prelevamento.
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