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martedì, 27 marzo 2007

Ci sono dei fenomeni imprenditoriali che a volte, soffermandocisi sopra a pensare, colpiscono, anche quando la frequentazione e l'abitudine li hanno fatti vivere con gradualita': in particolare possono colpire per la velocita' di diffusione del marchio sul territorio, per l'imponente battage pubblicitario, per la differenza nel prezzo e nella qualita' del prodotto offerto. Ebbene Mondo Convenienza assomma tutti questi elementi.

Trattasi di catena di mobilifici low-cost di cui sentii per la prima volta parlare, come credo tutti a Roma, da uno stupidissimo gingle pubblicitario iper-trasmesso dalle iper-ascoltate radio romane, che non pubblicizzava prodotti, citava prezzi, proponeva sconti. Si limitava ad imporre il brand dicendo genericamente che "la loro forza era il prezzo". Dai e dai, dai e dai la gente a cominciato ad andarci per vedere se effetivamente costasse poco: in anni in cui IKEA a Roma non esisteva ed i mobili si compravano a prezzi salatissimi negli storici enormi mobilifici romani (ricordate quando le coppie di neo-sposi chiedevano prestiti per i mobili? Una volta non si prendeva il mutuo per comprare la casa. Si andava in affitto e le rate si facevano per i mobili...). In questa situazione un mobilificio con mobili dal design non ricercato, ma accettabile (spesso copiato come il mio letto-contenitore-libreria, clone di un bellissimo letto Flou) e con prezzi alla portata di molti ha spopolato. In brevissimo tempo le posizioni dominanti di colossi come Aiazzone (che ha pagato anche la morte dello storico proprietario), Rossetti (ricordate le pubblicita' con Nonno Ugo?), Arredamenti Aventino e Semeraro tanto per citare i piu' grossi e famosi sono state spazzate via dal ciclone MC: chi non ha capito che era cambiato il vento ha chiuso o e' uscito dal Lazio (Aiazzone, Rossetti), altri hanno capito il fenomeno e resistono acquistando le stesse forniture dalla Thaiandia, Vietnam ecc... vendendole a prezzi simili con nomi diversi e cercando cosi' di campare seppur ridimensionati (Aventino, Casamercato. Mercatone Uno).

Insomma uno straordinario successo imprenditoriale, figlio del modello low-cost che con una rete di 20 mobilifici va uscendo dalle storiche aree laziale e toscana per invadere a breve Lombardia ed Abruzzo: c'e' da scommettere sul successo che la catena avra' anche li', successo che inspiegabilmente non ha ancora attirato l'interesse dei grandi analisti finanziari. Di MC infatti si sa solamente che fa capo ad una societa' chiamata ERIKA spa con sede in Roma Via San Damaso 16, che pare che i proprietari siano testimoni di Geova (che ce frega che pregano direte voi?), che sfrutta molto il franchising nei trasporti (visto che le centinaia di camion che consegnano la merce sono quasi tutti di "padroncini"), che sottopaga parecchio i dipendenti e che saltuariamente compie buone azioni .

Chi scrive ammette di averci comprato letto, armadio e divano per mancanza di pecunia, ma questo non impedisce di volerne sapere di piu' visto che spesso in questo paese le grandi ascese imprenditoriali son state grosse fregature per il cittadino.

postato da: tempinonsospetti alle ore marzo 27, 2007 00:16 | Link | commenti (19)
categoria:economia
giovedì, 15 marzo 2007

Acronimo inglese ormai ben noto, NIMBY (Not In My Back Yard, non nel mio cortile), descrive bene un atteggiamento che va sempre piu' diffondendosi tra le comunita' locali italiane.
Questioni come la TAV in Val di Susa, il deposito di scorie radioattive a Scanzano, l'allargamento della Dal Molin a Vicenza e da ultimo il parco eolico di Petacciato condividono il rifiuto delle popolazioni locali alla costruzione di queste infrastrutture per motivi di danno locale. Con la parziale eccezione della Dal Molin (legato anche a motivazioni pacifiste) questo rifiuto nasce dal timore di riportare danni ambientali ed economici a seguito di queste costruzioni, danni che non sarebbero compensati dalle ricadute occupazionali ed economiche favorite dagli impianti.
Le proteste inevitabilmente incontrano la politica in piu' punti: perche' essa e' colei che decide queste dislocazioni; perche' essa puo' rappresentare fino ai massimi livelli tali istanze, magari cavalcandole per opportunismo; infine perche' il c.d. potere esecutivo in mano al governo prevederebbe la possibilita' di imposizione coatta della decisione. Questi molteplici ruoli della politica non fanno altro che complicare la valutazione che i cittadini non direttamente interessati tentano di avere: spesso tutto sembra ricondursi a visioni di destra o sinistra (a volte ribaltate) e tutela dei propri collegi elettorali.
Il mio biasimo a questa gestione della (e delle politiche) e' ovvio e ritengo che essa non sia che una parte importante della crisi della politica italiana, schiava della frammentazione ed incapace di ragionare sulle questioni importanti.
Ragiono con voi di tutto questo perche' a volte mi stupisco di quanto ad un primo (e spesso secondo) sguardo tali rifiuti a me sembrano frutto solo di stupidi egoismi locali che vanno a detrimento del bene e dello sviluppo del paese. Lo penso seriamente e lo dico con onesta', almeno per quanto concerne le 4 situazioni citate in testa al post: ma mi pungola il tarlo, forte, che se nel mio paesello si vericasse un'opportunita' simile forse non sarei cosi' attaccato al bene comune...
postato da: tempinonsospetti alle ore marzo 15, 2007 22:49 | Link | commenti (7)
categoria:politica