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lunedì, 18 settembre 2006

I lettori abituali di Limes conoscono bene quei corsivi dissacranti e provocatori che da qualche anno chiudono i numeri della Rivista Italiana di Geopolitica: li firma il buffo signore della foto, Antonio Pennacchi.

Scrittore e pamphlettista da amare o detestare senza vie di mezzo e' un ex-operaio di Latina, fratello di Gianni giornalista de Il Giornale e di Laura, ex sottosegretario di Prodi.

La biografia dice molto dell'uomo e del personaggio e la prendo para para come direbbe lui da Wikipedia: non capisco come la tv e l'informazione piu' in generale non l'abbia ancora scoperto. Antonio Pennacchi e' un vulcano e la sua irruenza viene fuori bene da questa deliziosa intervista concessa a Claudio Sabelli Fioretti.

Da Wikipedia, l'Enciclopedia Libera:

Sposato, due figli e una nipote, fino a poco tempo fa ha fatto l'operaio a turni di notte in una fabbrica di cavi. Iscritto al MSI da ragazzo, ne viene espulso e aderisce ai marxisti-leninisti di Servire il popolo, poi entra, nell'ordine: nel PSI, nella CGIL, nella UIL, nel PCI e di nuovo nella CGIL, prima della definitiva espulsione nel 1983. Chiude con la politica, si laurea (a quarantaquattro anni, sfruttando un periodo di cassa integrazione) e si mette a scrivere romanzi.

Mammut, prima di essere pubblicato da Donzelli nel 1994, riceve 55 rifiuti da 33 editori (a qualcuno lo rimandava cambiando il titolo). Sempre da Donzelli escono Palude (1995) e Una nuvola rossa (1998). Del 2003 sono il romanzo Il fasciocomunista (Mondadori) e la raccolta di saggi Viaggio per le città del Duce (Asefi). Del 2005, invece, i saggi de L'autobus di Stalin (Vallecchi).

Nel giugno del 2006 è uscita la raccolta di racconti Shaw 150. Storie di fabbrica e dintorni (Mondadori): "Racconti bruschi, irriverenti, che pure, e neanche di rado, si aprono su una nota di vero e proprio strazio, questi di Antonio Pennacchi, uno scrittore che si conferma come uno straordinario, eccentrico talento della narrativa italiana contemporanea" (Franchini).

Pennacchi collabora a "LiMes". Suoi scritti sono apparsi su "Nuovi argomenti", "Micromega" e "La Nouvelle Revue Française". Frequenta l'Anonima Scrittori. Compare nel documentario "Latina/Littoria" del regista Gianfranco Pannone (2001) dedicato all'adozione del piano regolatore della città di Latina da parte dell'urbanista Cervellati sotto l'amministrazione Finestra.

postato da: tempinonsospetti alle ore settembre 18, 2006 19:29 | Link | commenti (2)
categoria:persone
giovedì, 14 settembre 2006

Quand'ero piccolo e già mi appassionavo alla geografia mi affascinavano molto i laghi del mondo: in particolare mi colpivano quelli dell'allora URSS perché caspita di così grandi non ce n'era da nessun'altra parte. Il Caspio, il Bajkal e l'Aral specchi d'acqua di cui capivi la grandezza anche in un contesto come quello asiatico che riduce l'enorme ad infinitamente piccolo...

Motivi sentimentali e motivi legati al mio ecologismo mi portano a denunciare lo scandaloso silenzio che ha celato per vent'anni la più grossa catastrofe ecologica del pianeta, ossia la scomparsa del lago (mare) d'Aral.

70.000 Kmq di superficie (1/4 d'Italia per capirsi), il 4° specchio d'acqua dolce della Terra, inesauribile fonte di cibo e ricchezza per un'intera regione, dissoltosi in 45 anni. C'è quasi da restare ammirati nel contemplare la velocità e la portata di questo scempio voluto da un'amministrazione sovietica bisognosa di cotone e quindi di campi da irrigare. Acqua ottenuta deviando due fiumi, il Sir-Dar’ja e l’Amu-Dar’ja e facendoli passare per le immense steppe centrasiatiche dove disperdono il loro fluido prima nell'arida terra kazako/uzbeka e poi danno qualcosa alle piante di cotone. Il risultato è che ora arrivano con un flusso misero al bacino e con acque contaminate di ogni genre di pesticidi drenati dai campi che irrigano.

Così l'Aral anche in virtù della sua scarsa profondità si è ridotto ad una pozza venefica e salatissima, pressocché prima di pesci, ridotta del 70% rispetto al 1960 e spaccata in due bacini.

Vedere i pescherecci in secca nell'ormai deserto e porti che ora distano 80/100 km da ciò che resta del lago è un'immagine tragica ed esemplificatoria del potere distruttivo dell'uomo.

Sull'Aral: http://www.globalgeografia.com/asia/lago_aral.htm, http://erewhon.ticonuno.it/riv/scienza/aral/lago.htm, http://www.siamoiblei.com/aral/

postato da: tempinonsospetti alle ore settembre 14, 2006 22:10 | Link | commenti (2)
categoria:ambiente