
C'e' una citta' nel Lazio di antichissime e nobili origini, Tarquinia: imprescindibile e stupendo limes etrusco, essa comprende nel suo territorio anche una parte costiera.
Sfruttando la saturazione del litorale romano da un punto di vista abitativo, gli amministratori della citta' hanno pensato bene di ottenere l'edificabilita' della zona costiera. Come hanno fatto? Semplice: chiedendo e ottenendo la possibilita' di costruire un porto turistico, cosa che comporta la quasi automatica lottizzazione dell'area circostante. Oltra all'assurdita' di costruire un porto a soli 10 km da quello omologo di Montalto di Castro (unicum in Italia, manco in Costa Smeralda) le nuove aree sorte e chiamate Case Bianche e Marina Velca sono poste sulla piana alluvionale del fiume Marta.
Fiume che nasce dalle aspre gole della Tuscia profonda, il Marta e' da sempre noto per la spiccata capacita' di ingrossarsi a ritmi record quando le colline da cui nasce ricevono apporti pluviometrici significativi, cosa che in Tuscia e Maremma e' frequente. Orbene l'amministrazione di Tarquinia non preoccupandosi per nulla del problema e non curando la messa in sicurezza del Marta ha fatto sorgere una citta' turistica nella piana alluvionale blandendo per anni i romani a comprarsi casa al mare li'. Non solo seconde case, ma anche gente che li' si e' trasferita per viverci tutto l'anno, rischia i sacrifici di una vita passate e futura (e la vita stessa) per le continue alluvioni che funestano la zona. Quest'anno ben tre.
I residenti costituitisi in comitato e stufi di passare le notti in albergo e i giorni in comune hanno finalmente ottenuto la promessa che inizieranno i lavori di messa in sicurezza del fiume: 13 MILIONI DI EURO DI SOLDI PUBBLICI.
Ora io vi chiedo: che cacchio di senso ha costruire in una piana alluvionale facendo rischiare soldi e pelle a migliaia di persone, devastando una zona bellissima e facendo spendere al contribuente soldi inutili? Da Maremmaoggi.it http://www.maremmaoggi.it/
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