
Dal sito ufficiale (http://www.danielasantanche.com) riporto uno stralcio della biografia uscita sul Foglio:
"Daniela Santanchè (An) trascorse un’infanzia contrastata e faticosa, che qui testimonia:
Lo riconosco: io da piccola ero una peste,una ribelle, una rompiballe, se mio figlio fa a me quello che io ho fatto ai miei genitori sono rovinata. Il primo ricordo che ho della mia vita è questo: ci sono io a quattro, cinque anni, con il grembiulino dell’asilo e la ramazza in mano, che sto facendo le pulizie mentre qualcuno mi fa una fotografia, e risento la voce di mia mamma Delfina in lontananza che dice: ecco, Daniela, lei deve sempre fare qualcosa! Ecco, lei deve sempre comandare!… Il fatto è che non volevo uniformarmi alla mia famiglia, accettarne le regole, anche da piccolissima, tantè che prima di andare alle elementari i miei genitori mi portarono dallo psicologo, perché avevano l’intenzione di mettermi in collegio.
Non mi volevano più tenere in casa con mio fratello e mia sorella! Poi non se nè fatto nulla, ma qualche anno fa, quando ho partorito Lorenzo, mia madre mi ha detto: "speriamo che tuo figlio non sia come te, perché se devi pagare quello che hai fatto pagare a me, auguri! Però quanto soffrivo, e infatti”.
Vista la sua avversione ai collegi non si capisce il perché del suo gestaccio rivolto agli studenti che chiedevano una scuola ed una università pubblica migliore.
O era solo un modo per mostrare il suo ultimo anello di Bulgari...