
In uno dei momenti più drammatici della storia dell'economia del paese, figlio di un obiettivo fallimento delle politiche neoliberiste attutate dal Polo delle Libertà, buona parte del Paese guardava alle elezioni del 2006 come ad un'opportunità per risollevare le sorti del Paese dando il placet ad un governo di Centro Sinistra. Il risultato delle ultime regionali indicava chiaramente questo, come le dichiarazioni di Confindustria, ai massimi livelli.
Da anni non ricordavo una percezione così diffusa di un fallimento e di una successiva investitura come quella che aveva ricevuto la coalizione di Romano Prodi: per distruggere questo progetto ed il sogno di una ripresa sono bastate delle democratiche ed inopportune consultazioni all'interno della Margherita che hanno portato al rifiuto della lista unitaria.
Impossibile non vedere un rischioso ed enorme calcolo politico nelle azioni di Rutelli, Marini e De Mita che mina la possibilità di una vittoria sul Grande Affabulatore o comunque pone serissimi dubbi sulla tenuta di una coalizione che vorrebbe (dovrebbe) governare l'Italia per 5 anni.
Oltre la rabbia del momento una ricomposizione è possibile, ma gli elettori ed il Paese chiedono chiarezza: senso di responsabilità deve guidare i leader del Centro Sinistra per non appiattirsi sul fallimentare comportamento dell'altra parte, perchè per molti (come il sottoscritto) è ormai solo un maggiore attaccamento al bene del Paese e alle regole democratiche che spinge a votare questa parte piuttosto che l'altra.
Ripenso alle parole di Nanni Moretti di un paio d'anni fa: aveva ragione allora come ha ragione oggi, forse con questi leaders non si vincerà mai. Ed allora se omicidi politici vanno compiuti vi prego, fatelo adesso prima che sia troppo tardi: è il Paese che ve lo chiede.
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