
Cito volutamente il titolo di un famoso pamphlet di Oriana Fallaci perché sono incaxxato almeno quanto lei quando scriveva quel testo. Lo sono per varie ragioni: perché è morto un uomo, perché è morto un padre, perché è morto un servitore dello Stato, perché è morto un uomo esperto del suo mestiere che stava compiendo una missione difficile, perché accidenti nessuno pagherà mai per questo presunto incidente.
La foto che posto l'avrete riconosciuta: è la cabina della funivia del Cermis schiantata al suolo con venti vite dentro. Era il 3 febbraio del 1998. I 4 componenti dell'equipaggio, i quattro assassini perché è questo che sono: Robert Ashby, W. Raney, J. Schweitzer, C. Seagreaves non hanno mai pagato grazie ad un abile uso della giurispudenza NATO in materia di giurisdizione di processi (e magari uno scambio con Silvia Baraldini?).
Per la morte di Calipari si profila una situazione simile: attenzione non sto facendo il sinistroide anti-americano. Chiunque conosca gli ultimi contratti stiplulati dal Pentagono per l'istallazione di nuove basi strategiche sa che la condizione principe è la completa immunità di fatto dei militari statunitensi, che non possono essere mai e dico mai processati nel paese dove risiede la base anche per crimini che esulano dalla sfera militare. L'Iraq possiede una convenzione di questo tipo e chi ha ucciso Calipari e ferito Sgrena e gli altri agenti non verrà mai processato in Italia, sappiatelo. Berlusconi ed il governo si sono sinora contenuti benissimo protestando con fermezza e con atti pesanti come la convocazione dell'ambasciatore Sembler a Palazzo Chigi, ma non ci sarà un'altra Sigonella. Non ne abbiamo i mezzi, ne il potere: abbiamo solo il ricatto dell'uscita delle truppe come extrema ratio.
Infine un tarlo che mi rode da dentro: siamo sicuri che se di attentato trattasi (ed ormai sembra davvero la spiegazione più probabile) fosse diretto contro Giuliana Sgrena e non, come a me appare limpido, contro Nicola Calipari?